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Carlo Ridolfi

giornalista pubblicista


A causa, probabilmente, di uno di quei cortocircuiti per mezzo dei quali a volte il nostro cervello mette in connessione fatti, luoghi e persone che fra loro non lo sono mai state, in questi anni che ci separano dal momento in cui Mario ci ha lasciati mi tornano spesso in mente due frasi, che si confondono per data e per autore.

La prima sta in un passo della lettera a Gianni Bosio che introduce I quaderni di Piadena, nel quale Mario scrive:

“…dall’attacco il movimento popolare passò alla difesa, una difesa lunga e difficile in cui purtroppo molti si lasciarono andare, i pavidi, gl’incoerenti, gli opportunisti”.[1]

L’altra sta in una (famosissima) canzone di Francesco Guccini:

E questa domenica in Settembre
Se ne sta lentamente per finire
Come le tante via distrattamente
A cercare di fare o di capire

Forse lo stan pensando anche gli amici
Gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
Giocando a dire che si era più felici
Pensando a chi si è perso o no a quei patti[2]

(Guccini nasce il 14 giugno 1940. Quattro giorni dopo quello che – il 10 giugno – i libri di storia ricordano come il giorno in cui Benito Mussolini annuncia ad una folla esultante che l’Italia è entrata in guerra e che – per me, ma credo per molti – è anche e soprattutto il giorno in cui Mario Lodi si diploma maestro).

Mi risuonano all’unisono, i due periodi, l’uno poetico, l’altro memorialistico, perché, quando penso a Mario, mi risultano essere una sorta di elenco, composto nella memoria forse confusa, ma certamente rispondente alla realtà, di quello che non è mai stato Mario Lodi.

Non pavido, non incoerente, non opportunista, non andato (nel senso di chi abbandona la nave nel momento del pericolo), non rassegnato, non soddisfatto.

Ma, al contrario – e che grande fortuna, davvero, aver potuto camminare, chi per tutta la vita, chi solo per un periodo, a fianco di un uomo di tal natura – coraggioso, coerente, disinteressato, presente, combattivo, tenace.

Come se si fosse composto nella mente una specie di dizionario dei sinonimi e dei contrari dell’esperienza di una vita piena, durata novantadue anni, Mario mi (credo non solo a me, quindi “ci”) ha regalato un ricordo (non idealizzato né idealistico, ma basato sulla conoscenza diretta e la frequentazione con lui, sulla lettura dei suoi libri e dei suoi articoli, sulle testimonianze di donne e uomini che l’hanno conosciuto) che aiuta a non perdersi d’animo neanche nei momenti più bui.

Mi sia permessa, in conclusione, una piccola nota autobiografica.

Quando Lisa e io decidemmo di sposarci, chiesi a Mario Lodi di essere l’ufficiale di stato civile che avrebbe celebrato il matrimonio.

Mario mi chiese come fosse possibile e noi gli ricordammo che, ai sensi della legge, un sindaco può delegare qualsiasi cittadino italiano che soddisfi i requisiti richiesti, tra i quali quello di non aver subito condanne.

“Ma io sono stato in prigione!”, obiettò il nostro grande amico maestro (credo, perché non gli mancava, con una punta di affettuosa ironia).

È vero, com’è noto dalla sua biografia. Mario Lodi ha trascorso un periodo in carcere per motivi politici. Ce n’è traccia in quel meraviglioso passaggio de Il corvo[3] nel quale racconta il percorso al fianco del soldato che ha l’incarico di accompagnarlo in caserma per l’interrogatorio in seguito ad atti di sabotaggio alla linea ferroviaria.

Così come, quel giorno, il “prigioniero” Mario Lodi, pur con un fucile carico in mano, affidatogli dal militare che si fida più della mira altrui per cacciare un corvo, non spara e non fugge, per tutta la vita Mario Lodi, maestro e uomo, non ha mai risolto con la violenza i momenti critici e non è mai scappato davanti alla responsabilità di mantener fede agli impegni pratici e teorici che si era dato.

(E noi siamo stati ben contenti, e orgogliosi al massimo, di esser stati sposati da lui, il primo giorno d’estate del 2008).

[1] Una lettera come presentazione, in M. Lodi, G. Morandi (a cura di), I quaderni di Piadena, Edizioni Avanti! Milano, 1962.

[2] Francesco Guccini: Eskimo. In: Amerigo. Emi Edizioni. Milano, 1978.

[3] M. Lodi, Il corvo, Giunti, Firenze, ultima edizione 2020.

Mario Lodi e Frederic Back, regista premio Oscar per Crac! e L’uomo che piantava gli alberi al Verona Film Festival 2003.
Mario Lodi con la fascia di ufficiale di stato civile, 21 giugno 2008.
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