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Tullia Colombo

consulente editoriale


Quando incontrai Mario, dopo tanto tempo, non ero più la ragazza impegnata del Sessantotto che curiosava intorno a quel gruppo stravagante di pedagogisti e insegnanti che si riuniva a Inverigo, a casa di mia sorella Francesca. Loro parlavano di bambini, scuola attiva, pedagogia freinetiana, tutte cose di cui allora non mi occupavo affatto, ma mi piacevano: Mario, Francesco, Fiorenzo, Francesca e Matteo, una bella ragazza svizzera con i capelli fucsia e il suo compagno, una volta Gianni e un’altra volta forse Tullio… tutti a discutere, immaginare e costruire piccoli libri rivoluzionari che, grazie a Luciano Manzuoli che aveva deciso di pubblicarli, sfidavano le logiche del mercato scolastico. Ma le nostre strade allora non coincidevano, finché anni dopo mi ritrovai a lavorare in una importante casa editrice e fui incaricata di progettare una nuova rivista per la scuola. Insieme a Mario Di Rienzo, allora direttore con me di “La Vita Scolastica”, storica rivista per la scuola elementare, e a Bruno D’Amore già allora noto per aver portato la didattica della matematica in università e nella scuola, dovevamo costruire la squadra per la nuova rivista da dedicare agli insegnanti di scuola dell’infanzia. Venne fatto il nome di Mario Lodi, perché portasse la sua voce e la sua esperienza anche per i più piccoli. Mario collaborava da tanto con la casa editrice e con “La Vita Scolastica” ed era amatissimo dagli insegnanti suoi lettori e lettrici appassionati. Con il suo linguaggio semplice ma profondo affrontava i temi che più gli stavano a cuore, la relazione tra i bambini e tra i bambini e gli adulti, i principi della Costituzione ispiratori della pedagogia democratica, la scoperta e la curiosità indispensabili all’apprendimento, la creatività espressione della vita intima dei bambini…

Decidemmo di chiamare la sua rubrica ADULTI E BAMBINI, anche in onore alla sua formidabile avventura degli anni ’80 quando creò e diresse il giornale “A&B. Adulti e bambini che vogliono diventare amici”. Era il 1999-2000.

Ricordo che andai a Drizzona a trovarlo. Non ero mai stata alla Casa delle Arti e del Gioco e ne fui ammaliata. Ma il ricordo va soprattutto – e di questo voglio parlare – all’affetto. C’era un sentimento importante che ci legava e ci faceva ritrovare, l’affetto per Francesca, la mia amata sorella, amica di Mario e sua collaboratrice molti anni prima nell’avventura della “Biblioteca di Lavoro”. Abbiamo fatto lo stesso lavoro, alla fine, io e Francesca, pur in tempi diversi: ci siamo occupate di editoria. Quello strano e straordinario motore, marchingegno multiforme e multicompetente che mette insieme tante persone, tante qualità, ingegno e pratica, progetto, idee, forme… per fare oggetti di cultura. Libri riviste dispense e ora piattaforme, spazi e mondi digitali.

Mario aveva un rapporto ambivalente con il mondo editoriale, aveva persino provato a curare per un editore milanese una collana di libri, aveva pubblicato con piccoli e grossi editori, ma era totalmente inesperto di faccende pratiche che pur lo riguardavano e gli diedi una mano a scartabellare fra le carte e le lettere, a tutelare i suoi diritti di autore.

Mario negli anni della “Biblioteca di Lavoro” aveva combattuto i libri di testo, con gli amici del gruppo di lavoro ne aveva criticato la scarsa duttilità e l’”omologazione del pensiero”.

Ne parlammo nei nostri incontri in cascina, cercai di portarlo “dalla mia”, raccontandogli della mia battaglia per modernizzare i libri di testo, portare la qualità scientifica e didattica nei libri per i più piccoli, spesso lasciati nelle mani e alla penna di insegnanti o redattori inesperti. Volevo far tesoro degli insegnamenti della “Biblioteca di Lavoro”, i tempi mi sembravano maturi per rivoluzionare i libri della scuola elementare. Era la fine degli anni Novanta, c’erano buone pratiche nella scuola inascoltate e non rielaborate nei libri di scuola, rimasti ancorati alla trasmissione del sapere tradizionale, ai contenuti classici disciplinari. I libri erano pieni di letture “educative”, pagine dei classici dell’infanzia, spesso ridotti e rielaborati.

Io provenivo dall’editoria per ragazzi, settore neonato in cerca di indipendenza; si creavano le prime collane di autori contemporanei, con temi attuali e nuovi ritmi di scrittura. Ma la scuola non li accoglieva ancora. Mario aveva pubblicato già libri importanti con la casa editrice, Il corvo, Il mistero del cane, Il permesso… Ma erano due mondi staccati: di là la libreria, di qua la scuola; di là i bambini e i ragazzi lettori – pochi –; di qua i bambini e i ragazzi – la maggioranza – che come unico libro avevano in casa il libro di testo. Ne parlammo, ma lui era poco convinto, la strada della “Biblioteca di Lavoro” era un’altra, e io lo sapevo, ma forse valeva la pena fare le due cose, che gli insegnanti usassero tutti gli  strumenti – ma  quelli buoni – a loro disposizione. E su questo trovammo il nostro accordo. Con Mario la discussione era sempre seria e profonda ma l’obiettivo era trovare la strada comune.

Riuscii a far pubblicare all’editore un nuovo libro per parlare di Mario, autore storico della casa editrice, eppure secondo me poco valorizzato. Nacque Mario Lodi maestro, curato da Carla Ida Salviati. Non ebbe grande successo, soprattutto non trovò spazio e visibilità in libreria. La scuola non aveva – non ha? –  appeal sugli scaffali. Purtroppo invece non riuscii a far ristampare il suo straordinario libro C’è speranza se questo accade al Vho, i cui diritti erano tornati al maestro. Mi sembrò allora paradossale non pubblicarlo (“non c’è mercato per libri come questo”). Ma riuscii a farne un e-book e quando glielo dissi Mario mi guardò meravigliato, ma da grande sperimentatore quale era, dopo che gli spiegai di che si trattava, disse “Beh si può fare” e accettò.

Iniziammo a ritrovarci spesso, in cascina più che in casa editrice, e spesso intorno al tavolo in cucina, tutti insieme, Mario Fiorella Rossella Cosetta ed io, a far scorrere le parole i ricordi i pensieri, a sentire la dolcezza di un grande affetto che mi/ci avvolgeva. È qui il mio abbraccio per Mario e per Francesca sua amica.

Riunione della Biblioteca di Lavoro. Da sinistra in primo piano: Gioacchino Maviglia, Alberto Gianola, Mario Lodi, Palmira Maccarini, Francesca Colombo
Mario Lodi e Francesca Colombo
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