Scrittura collettiva, teatro e favola vera

Bandiera di Mario Lodi è un grande classico della letteratura per l’infanzia. La storia della foglia curiosa e ribelle assume un significato emblematico, in ogni tempo. La favola narrata nel libro ebbe un percorso didattico e poetico molto interessante che vale la pena di raccontare.

Qui tracciamo la sua genesi fra i banchi di scuola: dalla scintilla iniziale dell’idea, allo scrivere insieme, dalla vivace, fantasiosa, acuta osservazione della natura, alla felicità creativa che si snoda e si sviluppa tra verità e immaginazione, fino alla straordinaria drammatizzazione teatrale dei bambini. Infine l’uscita del libro edito da Einaudi nel 1985.

L’edizione Einaudi attualmente in vendita

A scuola

Classe I, Scuola di Vho, novembre 1959.
Laura ha raccolto e portato a scuola una foglia finita nel fango, il fatto stimola una conversazione.

Alberto: ” Una volta la foglia era viva e adesso è morta“.
“È vero – dico – questa foglia una volta era viva”, e la alzo, tenendola fra il pollice e l’indice, come appesa al ramo.
Miriam: “Era verde…”
Assunta: “…e liscia…”
Vanni: “…e bella…”
Severino: “…buona perché non faceva male a nessuno“.
Maria Grazia: “Era lucida“.

Afferro matita e carta, faccio ripetere le prime osservazioni.

Miriam “…era attaccata al ramo…”
Assunta: “…dormiva, mangiava…”
Maria Grazia: “…e giocava…”
Severino “…con le altre foglie, col ramo…”
Assunta: “…e col vento buono“.
Vanni: ” Ma un giorno è arrivato il vento cattivo…”
Mario: “…che diceva: Via, via, via!
Severino: ” La foglia tremava e piangeva...”
Vanni: “…il vento invece non piangeva

Severino: “…e soffiava: I rami tremavano…”.
Eugenia: “…e la foglia per la paura è diventata gialla e ammalata
Severino: “Un giorno il vento cattivo” [pausa]
Assunta: “…la strappò…”
Severino: “… e lei cadde nel fango…”
Mario: “…e si sporcò…”
Vanni: “…una bambina la raccolse e la portò a scuola…”
Assunta: “…e noi la teniamo qui in pace…”

Provando il copione, Scuola di Vho, Ins. Mario Lodi

Vogliamo leggerla cucita insieme e punteggiata, questa storia?
La foglia morta, rattrappita, è appesa alla parete, con accanto il dattiloscritto che su richiesta dei bambini, ho già letto parecchie volte. I bambini seguono la lettura attentissimi e nel silenzio esplodono talora, anticipando me, le parole di qualcuno, le proprie parole, inserite là dentro, contributo personale a un comune lavoro creativo.

A metà novembre, quando Laura portò a scuola la foglia morta, l’interesse dei bambini si fermò per parecchi giorni sulla vita delle piante, con quotidiani rifornimenti di foglie di ogni tipo.

Ciò mi ricordò la mia quinta classe dell’anno precedente, quando un testo libero che narrava di una foglia rimasta sola sulla cima dell’albero “a combattere col vento perché non voleva morire come le sue sorelle”, originò una serie di episodi scritti durante l’intero anno scolastico. Si partiva dalla narrazione della vittoria di una foglia contro il vento e, attraverso vari momenti, frutto di osservazioni dirette (la neve, il gelo, la tormenta, ecc.) si arrivava alla primavera. In primavera l’albero si era svegliato, le nuove foglioline avevano germogliato e la vecchia foglia gialla aveva narrato ad esse le sue esperienze, si era staccata e posta ai piedi della pianta per diventare “sangue” ed essere utile anche da morta alla pianta che le aveva dato la vita. La foglia osservata si era veramente staccata allo spuntare delle foglioline nuove e tutti gli episodi avevano la freschezza delle cose direttamente osservate.

Ma, come le giornate volano nella nostra scuola, così l’anno era terminato senza darci il tempo di finire la storia rimasta frammentaria, di filtrarla cioè attraverso quel lavoro collettivo di riflessione, di critica, di riordinamento cronologico e psicologico compiuto precedentemente con la storia del passero Cipì.
[…]
Ebbi la tentazione di leggere quel lavoro degli alunni di quinta agli scolari del primo ciclo, sfruttando l’interesse che durava intorno alle foglie morte raccolte. Ne parlai alla maestra di seconda, i cui alunni, attraverso il disegno spontaneo, avevano raggiunto una eccezionale vivacità di fantasia e acutezza di osservazione; ed essa ci mandò ogni mattina un gruppetto di scolari.

La lettura incominciò.
La storia di bandiera li interessò molto e i primi risultati furono lo stimolo alla conversazione e alla critica e, nel primo tentativo di drammatizzazione, la rielaborazione, in forma prevalentemente dialogica, del fatto.

Nasceva così, pian piano, quel miracolo di equilibrio e di fusione fra poesia e rigore scientifico che è la caratteristica di Bandiera.

(Testi tratti da: Mario Lodi, C’è speranza se questo accade al Vho, Einaudi, 1963)

Scena di vita scolastica, Scuola di Vho, Ins. Mario Lodi

A teatro

La storia era da poco terminata, quando fu bandito dal Centro Provinciale per i Sussidi Audiovisivi del Provveditorato agli Studi di Cremona un concorso di teatro dei ragazzi, il primo del genere in Italia; e su di essa cadde naturalmente la scelta.

Dato il numero elevatissimo di personaggi (più di 50, su una popolazione scolastica che arriva a malapena ottantina) era necessaria la collaborazione dei colleghi, che non fu rifiutata. E cominciammo, coi ragazzi di tutte le classi, in un’atmosfera festosa che giovò ai bambini e ai maestri, favorendo l’amicizia fondata sulla conoscenza reciproca rivelata nel comune lavoro. La sceneggiatura, che facevamo un po’ per giorno, fu uno spettacolo a sé, divertentissimo.

Letto il capitolo, i bambini, a gruppetti, si mettevano a discutere per qualche minuto, sceglievano gli interpreti, poi… si andava in scena li, tra i banchi. Assimilato il carattere del personaggio, l’azione immediata era espressa con pochi gesti e altrettante poche parole, l’essenziale; un narratore legava, i vari momenti, ricavando dal racconto. Qua e là, occorrevano canti: il canto delle foglie che lavorano, il canto della buona notte al ciliegio, il coro dei grilli, delle api, delle rane, ecc. Furono inventati o adattati: io a loro disposizione con armonium e pentagramma, e loro a cantarmeli. Giorno per giorno nasceva cosi la sceneggiatura, su misura delle scene mimate: non c’era che da scegliere la più funzionale fra quelle create dai bambini; e ogni giorno nascevano personaggi, tutti i personaggi mancanti nella storia ma effettivamente presenti nella campagna attorno al vecchio ciliegio che si desta, lavora, produce e si riaddormenta: parlò la cornacchia, parlò la civetta, parlarono le nubi, e persino la vite, anche se crudelmente legata al filo; parlò il ruscello che, non volendo ubbidire alla fata Ricamina, fu trasformato in ghiaccio e restò là, rigido e contorto, in atteggiamento di fuga. La felicità creativa era diventata una febbre che si diffuse ai ragazzi delle altre classi, prima sorpresi e poi… collaboratori fin troppo entusiasti.

Poi arrivò la Commissione del concorso col compito di vagliare i lavori e Bandiera fu ammessa alle cosiddette «finali» da tenersi aI Teatro Filodrammatici di Cremona.

Ci fu suggerito, per comprensibili esigenze di spettacolo, contrariamente a quanto avrei desiderato, di preparare costumi e simboli: preferimmo applicare sui grembiulini neri, salvo qualche eccezione, piccoli simboli di carta il cui colore vivo avesse funzione rappresentativa…

A Cremona, senza alcuna prova preliminare in teatro, la storia della foglia ribelle e del vecchio ciliegio portò ai bambini della città il mondo semplice e tanto suggestivo della nostra campagna tutta “profumata di primavera”; senza leziosità, con la caratteristica dei lavori dei nostri ragazzi. Sul palcoscenico si liberò la sempre contenuta azione e il vento si sbizzarrì in ampi mulinelli capricciosi e le api ebbero finalmente tanto cielo.

Così passo fra molte operette ricche di costumi sfarzosi, di balletti e di scenari illuminati, la nostra disadorna favola vera, senza scenari e in blusa nera, alla buona: la battuta, un salto e via a fare il coro poi Miriam salta dentro a fare il sole e a far finire la grandine e dopo ci sono due fiorellini morti in terra, Severino e Fausto che, nonostante i ripetuti consigli, è proprio morto col sedere in alto.

Copertina della rivista Letture Drammatiche, n.11-12, 1960 – Sfoglia la rivista online

Passò e raccontò le gioie del vecchio ciliegio e della sua foglia ardita e buona che aveva sfidato il vento della morte per vedere e per sapere, una delle tante storie create dai bambini delle nostre classi comunità, dove si impara a vivere liberi nel rispetto degli altri vivendo effettivamente liberi e dove, appunto per questo, si migliora continuamente e non si insuperbisce.
Bandiera ha vinto il primo premio ex equo: nella nostra piccola e povera scuola non c’è un posto degno della grande coppa. I miei bambini di prima classe, quell’arnese lucente non l’hanno capito.

La Premiazione
con Eugenia, Miriam, Mario e Laura

(Testo tratto da: Mario Lodi, Letture Drammatiche, N 11-12, Natale 1960, Rassegna di Letture-Teatro-Cinema-Radiotelevisione)

In libreria

La storia della foglia ardita e del vecchio ciliegio viene pubblicata da Einaudi nel 1985. Il libro, arricchito dai disegni dei bambini di Vho e Piadena, esce e si rinnova in diverse edizioni.
Oggi, la favola di Bandiera continua ad essere letta da tante bambine e tanto bambini con insegnanti e genitori.

Bandiera è come Cipì, un’altra delle storie inventate dai bambini della scuola di Vho di Piadena. Fu scritta un anno prima di Cipì in due stesure: un breve racconto e un copione di teatro con scene, canti e danze. L’idea della storia nasce dall’osservazione diretta di una foglia di ciliegio che, mentre tutte le altre sono ormai cadute, sventola sulla cima del ramo più alto: una foglia ribelle, che non vuole morire per vedere che cosa verrà dopo…Realtà e fantasia, da questo punto, si fondono e creano una favola vera. Una sola licenza poetica, per esigenze narrative: la nascita delle foglie prima dei fiori. Tranne questo episodio, la poesia rispetta sempre la realtà naturale, che è vista con gli occhi dei bambini, cioè con la loro fantasia che interpreta i fatti senza mai ricorrere alla magia.In questo libro il testo narrativo originario e quello teatrale sono stati unificati mantenendo intatta la struttura della storia e rispettando il fantasioso linguaggio infantile. In alcuni punti mi sono permesso di inserire qualche cenno sul rapporto dell’uomo con la natura, oggi a un punto critico. Ho cercato di farlo con discrezione, senza alterare il senso della storia, per dare ai giovani lettori spunti di riflessione sulle questioni aperte dell’ecologia, dell’esplorazione dello spazio, della formazione di una mentalità razionale e pacifica. 

Mario Lodi, Bandiera, Einaudi 1985, EL 1991.